Si discute tanto delle politiche di censura che la Cina adotta nei confronti dell’informazione. Molti in occidente si scandalizzano alla notizia che siti e blog dissidenti non sono accessibili ai nauti.
Oggi su Punto Informatico vengono riportate le seguenti dichiarazioni del premier cinese Wen Jiabao:
“Il Partito Comunista Cinese è convinto che le aziende che operano nel settore di Internet debbano mantenere un alto standard di autodisciplina”, continua Wen, “così che qualsiasi sito web informativo si astenga dalla diffusione di informazioni o servizi fuorvianti, capaci di destabilizzare l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale” - questa è la dottrina Wen.
Personalmente non approvo completamente le politiche di censura internet dell Cina. La Wikipedia non e’ accessibile!
Pero’ vorrei invitarvi a capire il fenomeno Cina. Essendo un paesi in fortissimo sviluppo, ha inevitabilmente al suo interno degli squilibri fortissimi, soprattutto tra le zone costiere e quelle interne. Milioni di persone si muovono, emigrano, verso le zone industrializzate, con l’intento di lavorare, il piu’ possibile, per portare a casa i risparmi e avviare un attivita’ o comprarsi una casa.
I cinesi sono un popolo poco abituato a pensare. I loro governatori, benche’ spesso occupati a sfruttare le proprie posizioni per fare il loro comodo, hanno in effetti delle priorita’ diverse dai nostri: dare da mangiare tutti ed evitare che si ammazzino tra di loro. Se pensate che ci sono 1,3 miliardi di cinesi (sono quelli registrati), capirete che non si tratta di un compito facile.
“I cittadini cinesi hanno la libertà d’esprimersi e di pubblicare liberamente le proprie idee”, si apprende dall’agenzia di stato Xinhua, “a patto che rispettino la legge e non intacchino gli interessi dello stato e la priorità della sicurezza del paese”.
Ogni anno in Cina ci sono 10.000 (credo, cmq il numero e’ altissimo) rivolte (bisognerebbe vedere la definizione di “rivolta” cinese). E’ il paese nel mondo con piu’ esecuzioni capitali. Sono numeri strani se si pensa che e’ un paese con una crescita media del 9,9% annuo (alcune zone fanno il 20%) e probabilmente e’ maggiore, visto che i dati cinesi sono un po’ laschi.
Non mi permetto di difendere gli abusi del partito comunista, ma tutto va considerato in un contesto. Se domani si introducesse la democrazia il paese imploderebbe. Il risultato sarebe l’anarchia.
Lo stato cinese, in effetti, sta cercando di introdurre novita’.

Le elezioni. Negli ultimi decenni, specie a livello di villaggi o piccole città, si sono tenute elezioni, anche su larga scala. In un primo momento un tale fenomeno è stato criticato da parecchi intellettuali che non consideravano queste elezioni veramente democratiche. In parte le critiche erano fondate: in alcune regioni si verificavano brogli, i capi villaggio erano corrotti, si compravano i voti… D’altra parte, tuttavia, c’erano aree in cui i contadini si organizzavano bene e le elezioni funzionavano:
Lo sapevate che stanno pensando di togliere la faccia di Mao dalle banconote? Ditemi se non e’ un cambiamento questo?!? Vedi articolo su Corriere della Sera
Questo aricolo non e’ una risposta, ma una domanda per attivare il cervello. Quello che ho scritto puo’ risultare criticabile, anzi lo spero.